Ars Amandi
di Pietro Perrone
Dopo anni di vita in campagna Pietro Perrone esprime oggi un violento rifiuto della natura o meglio di una natura come allontanamento dal caos, dal sentimento della velocità: anomala armonia convenzionale.
Cerca il riscatto di una materia come finzione, ricostruzione meno nobile e più mentale di un desiderio, di un sogno: comunque dentro la pittura.
In questa esposizione di grandi opere recenti il graffio diventa urlo, le foglie appassiscono, il ramo si fa pietra.
I colori di una pioggia acida scavano abissi.
Elogio di una possibile sopravvivenza, senza eccessivi rispetti, in una dimensione apparentemente disperata ma resa poetica dall’esame e dal recupero di diversi disequilibri.
Una eccitazione plastica sospende una nuvola buia e bianca sopra un paesaggio che evoca Giotto e descrive uno degli inferni possibili: il miracolo della pittura ci restituisce un incanto.
Cosa riscatta l’umanità? La presenza costante di un simbolo che diviene personaggio, abitante improbabile di una ricostruzione teatrale del nostro Pianeta.
Il colore è elemento di respiro libero in una atmosfera contaminata. La finzione è assoluta.







